Mi ha colpito l’intervento di qualche giorno fa della Dott.ssa Vannucci che ha accennato alla possibilità di interventi di rilancio economico e sociale concretamente attuabili nel nostro territorio. Fra i tanti concetti, vigorosamente espressi, ha parlato di “soluzioni strategiche a cui nessuno finora ha pensato qua” e di poter andare a cercare aiuto laddove le competenze non ci sono.
Credo che sia una sincera, spassionata, scomoda, realistica verità.
Effettivamente questi sono nodi centrali di qualsiasi rilancio sia che si parli di impresa privata che di internazionalizzazione, sviluppo rurale, locale o economia sociale e circolare che dir si voglia.
E’ praticamente impossibile essere medici di sé stessi e per giunta ci sono mille sfumature di malattia che richiedono mille specializzazioni diverse.
Ecco che perché si applicano al rilancio di territori depressi o in via di sviluppo tecniche di valutazione d’impatto in sinergia con team multidisciplinari per arrivare ad economia circolare, sociale, sviluppo inclusivo.
Paesi che un tempo avevano economie considerate arretrate adesso sono considerati casi di studio, mondiali.
Ci si va in vacanza e si è pure contenti di farlo. E dirò di più: bisogna anche sbrigarsi a farlo perché fra un po’ costeranno quanto i nostri luoghi di vacanza, ci piaccia o meno.
Non sapevano come fare, non sapevano valutare le proprie risorse, i propri punti di forza, come svilupparli, valorizzarli, indirizzarli strategicamente, a quali mercati rivolgersi, cosa, come implementare, cosa abbandonare. Ma hanno avuto la lungimiranza prima di tutto di mettersi in discussione, poi di cercare aiuto, poi di accettare valutazioni critiche e suggerimenti, poi di metterli in pratica.
Non ci sono bacchette magiche, non ci sono aiuti dal cielo, non valgono i “ma questo già lo sappiamo” nè “si sa già come fare”. Se le cose non vanno, un motivo c’è sempre.
E allora la domanda immediata è: ma allora quali sono le ricette pratiche per l’Elba? Eccone un altro che parla, manco si capisce che dice e non porta soluzioni concrete!
Mi dispiace questa è la lista dei problemi, questa è la lista di soluzioni è una discussione da baretto.
Ma qualche spunto si può dare:
- esistono laboratori universitari, veri e propri serbatoi di competenze e risorse interdisciplinari che collaborano con imprese, amministrazioni locali, enti, paesi di qualsiasi tipo e possono farlo non dico pro bono ma quasi, perchè perfettamente addestrati a cercare ed utilizzare bandi nazionali ed internazionali per procurarsi risorse di qualsiasi tipo, umane comprese, che localmente possono non essere presenti;
- esistono strumenti europei che prevedono strategie in difesa proprio dell’insularità (perchè non siamo i soli, all’Elba, ad avere problemi, è proprio una condizione endemico-strutturale);
- fare squadra, gruppo, consorzio, associazione, rimboccarsi le maniche, sacrificarsi un po’, studiare, imprendere e pensare fuori dagli schemi;
- sollecitare civilmente e civicamente le amministrazioni locali con i canali e mezzi preposti ed ufficiali (per intendersi meglio, non solo con post su Elbareport o social media vari) affinché i problemi spiccioli vengano risolti e quelli seri affrontati seriamente;
- avere più senso civico e rispetto per il proprio territorio, fare la propria parte senza pretendere che la facciano solo gli altri, magari meglio se collaborando con il vicino (ah le villes fleuris francesi, le aiuole tenute a modino, le vetrine pulite, le deiezioni dei cani raccolte anche d’inverno, ecc. ecc.)
Un’Economista Solidale
Leggi l’originale su Elbareport ↗Per migliorare la situazione elbana non esistono bacchette magiche, ma strumenti e serbatoi di conoscenze si
26 agosto alle ore 11:18

Testo e foto sono della testata: App Elbana raccoglie le notizie dell’isola e rimanda sempre all’articolo originale.